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Pronto soccorso estivo
(31-07-2012)

salute in vacanza

Pronto soccorso estivo

Può capitare a tutti di trovarsi in situazioni di emergenza durante le vacanze. Il dottor Stefano Ottolini, medico del Pronto Soccorso dell’Humanitas di Milano, ci spiega come intervenire in caso di svenimenti, punture di tracine o vipere, colpi di sole e altri casi tipicamente estivi di Paola Scaccabarozzi

Può capitare a tutti di trovarsi in situazioni di emergenza, in cui è necessario prestare prontamente soccorso. Tanto più d'estate quando si possono fare incontri non proprio piacevoli. I più comuni? Api, vespe, calabroni, meduse, ma, talvolta anche vipere o tracine. Oppure dobbiamo fare i conti con un’eccessiva esposizione al sole o con un improvviso sbalzo di pressione. Che fare? Lo abbiamo chiesto al dottor Stefano Ottolini, medico del Pronto Soccorso dell’Humanitas di Milano.

Cosa posso fare se mi punge una vespa, un’ape o un calabrone?
La pelle si arrossa, proviamo prurito, gonfiore e dolore. I sintomi più gravi, come disturbi respiratori, ipotensione, gonfiore del viso, delle labbra e della gola fino ad arrivare allo shock anafilattico, compaiono solo in caso di allergia nei confronti del veleno iniettato da questi insetti. In queste situazioni bisogna prontamente intervenire. Chi sa di essere allergico dovrebbe avere con sé un kit salvavita contenente siringhe per automedicazione con adrenalina. Esistono anche kit a uso pediatrico. Altrimenti bisogna chiamare il 118 o correre immediatamente in Pronto Soccorso. In tutti gli altri casi, che sono per fortuna la stragrande maggioranza, basta togliere il pungiglione conficcato nella pelle. Va estratto con delicatezza per evitare di premerlo ulteriormente, aumentando così la secrezione di veleno. Va applicato poi del ghiaccio e una pomata a base di antistaminici o cortisonici.

Se la colpevole è una medusa?
La sensazione è di dolore intenso. Poi la pelle si arrossa e possono comparire anche le bolle. Quando la zona colpita è particolarmente sensibile o siamo stati aggrediti da più meduse, possono comparire, anche a distanza di 10-12 ore malessere generale, febbre e cefalea.
La prima cosa da fare è quella di lavare con acqua fresca la parte colpita, senza sfregare. Se è rimasto attaccato alla pelle qualche tentacolino, va staccato delicatamente. Meglio poi procedere con un impacco di ammoniaca oppure aceto. Esistono appositi stick in farmacia. Se l’infiammazione è molto intensa, applicare anche una pomata al cortisone. In caso di reazioni gravi e generali, rivolgersi al pronto soccorso.

Nel caso ci scontrassimo con tracine o scorfani?
Quando si calpesta una tracina, si avverte immediatamente un dolore intenso e pulsante che si intensifica nelle 24 ore successive e si irradia a tutta la gamba. La zona della puntura è molto arrossata e gonfia. Talvolta compaiono malessere generale e febbre. Nel caso in cui lo sgradito incontro avvenga con uno scorfano, il dolore è ancora più acuto. La sua intensità può addirittura provocare la perdita dei sensi. La zona della puntura è gonfia e molto arrossata e, nelle 12 ore successive, si possono manifestare dolori in tutto il corpo, irregolarità nel battito cardiaco e debolezza. In entrambi i casi bisogna immergere subito la parte colpita nell’acqua calda per 15 - 30 minuti o nella sabbia bollente. Il calore rende infatti inattiva la tossina inoculata. Attenzione però a non ustionare la cute. La ferita va comunque pulita con acqua e va applicata una crema al cortisone e un anestetico locale per attenuare il dolore. È sempre consigliabile un controllo da parte del medico.

Accidenti, ho pestato un riccio...
Quando gli aculei penetrano nella pelle si avverte una puntura molto dolorosa. Si devono togliere i pezzi degli aculei rimasti conficcati nella pelle ma attenzione a non romperli, altrimenti l’estrazione diventa ancora più complessa. Utilizzate una pinzetta o uno spillo, dopo averli sterilizzati. Disinfettate con mercurio cromo oppure con una pomata antibiotica e applicate un cerotto.

Dopo il morso di una vipera, che fare?
Il suo morso si riconosce facilmente perché lascia due forellini distanti circa sei-otto millimetri. Sono i segni dei denti. Entro pochi minuti, la sensazione è quella di un dolore intenso a cui si accompagna, nel giro di un’ora, un gonfiore duro, dolente e di colore bluastro, che si estende dalla zona del morso a tutto l'arto colpito. A volte può manifestarsi anche un calo della pressione sanguigna. Questi sintomi possono accentuarsi se siamo stati morsi in zone particolarmente delicate del corpo, come la testa o il collo o se interessa direttamente una vena. In questi casi possono comparire malessere generale, nausea, vomito, dolori muscolari. A quel punto bisogna immobilizzare subito l'arto con qualcosa di rigido come un ramo o una stecca di legno, e bloccarlo con una benda o un fazzoletto. In questo modo si impedisce che il veleno venga spinto in circolo e quindi in tutto l'organismo. Non incidere mai, come erroneamente spesso si fa, la morsicatura, perché c'è il rischio sia di provocare lesioni che compromettono la funzionalità dell'arto ferito sia di rendere più rapida l'entrata in circolo del veleno. No anche al laccio emostatico (o qualunque cosa che blocchi o rallenti la circolazione sanguigna). Stesso divieto per quanto riguarda il consiglio di succhiare il sangue che esce dalla ferita. Non è infatti dimostrato che la suzione riesca a estrarre il veleno.

Qualche consiglio in caso di colpo di sole?

L’esposizione diretta e prolungata al sole può essere fonte di disturbi da non sottovalutare. Il più comune è il cosiddetto "colpo di sole" che si manifesta con rossore al viso, malessere generale, mal di testa, nausea, sensazione di vertigine, possibile fastidio alla luce, febbre. Più raramente, si può verificare addirittura perdita di coscienza. In questi casi è consigliabile chiedere assistenza medica, e nell’attesa è bene distendere la persona in un posto ombreggiato, fresco e ventilato, con le gambe sollevate, fare impacchi di acqua fresca, dare da bere acqua fresca, anche con aggiunta di sali minerali. Assolutamente vietato, invece, provocare raffreddamenti troppo rapidi e dare da bere alcolici.

A volte ci sentiamo svenire. Dobbiamo preoccuparci?
La vista si offusca, si incomincia a sudare e ad avere la nausea, la testa gira e in pochi secondi ci si ritrova a terra, svenuti. È un evento non preoccupante, abbastanza comune soprattutto per chi ha la pressione bassa, ma può essere causato anche da un improvviso calo del tasso di zucchero nel sangue, da una forte emozione, da uno spavento o da un dolore violento.

Ma come si soccorre una persona svenuta?
Se non ha ancora perso i sensi ma si sente mancare, per evitare che cada bruscamente a terra, e si faccia male, bisogna farla sdraiare supina, tenendole le gambe sollevate per aumentare il flusso di sangue al cuore e al cervello, Un accorgimento, questo, da mettere in atto anche nel caso in cui la persona abbia già perso i sensi. Per farla respirare il meglio possibile, in modo che l’ossigeno arrivi più velocemente al cervello, va liberata da tutto ciò che possa causare costrizioni. Vanno allentate cravatta e cintura, e sbottonati camicia e pantaloni. La posizione sdraiata va mantenuta per almeno cinque-dieci minuti, anche se la persona sembra essersi ripresa. Una credenza comune, ma errata, è quella di somministrare alcolici a chi si sente mancare. L’alcol è un vasodilatatore e come tale può contribuire ad abbassare ancora di più la pressione sanguigna, peggiorando la situazione. Al limite, se la persona lo desidera, le si può dare un po’ d’acqua e zucchero, utile se il mancamento è stato provocato da una crisi ipoglicemica. Se la perdita di coscienza dura più a lungo di qualche secondo va immediatamente chiamato il medico o il 118

Fonte: La Repubblica

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