Tutto sulla 474a Edizione del Carnevale di Foiano 2013














VIEW NOTIZIA (00011423)
AddThis Social Bookmark Button  Ambiente
Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(15-05-2012)
Voti:  +208 (-209)   -> ->

VIVERE DAVANTI ALL’ECOMOSTRO.



Ecco cosa significa svegliarsi una mattina e trovare un ecomostro davanti alle finestre di casa. Investire tutte le proprie risorse in un’attività turistica e vedere gli sforzi di una vita messi a rischio da una decisione amministrativa che piove dall’alto. Intervista ad una abitante e imprenditrice di Renaia, Cortona, che confina con l’impianto a biomasse.


1) Era stata informata dall’amministrazione riguardo alla realizzazione e messa in funzione dell’impianto a biomasse?

Sono venuta a conoscenza della centrale in maniera casuale, durante una conversazione tra conoscenti, che sapendomi proprietaria di un agriturismo nella zona, mi hanno chiesto se fosse dove erano state autorizzate le centrali a biomasse. Sono caduta dalle nuvole e ho cercato di informarmi. Ho intuito subito il pericolo, perché sono sempre stata sensibile alla conservazione del territorio, pur consapevole di quanto fosse necessario coniugare il paesaggio, la storia e la qualità ambientale con le esigenze del progresso. Ho provato angoscia quando, esaminando il parterre di persone a cui mi sarei potuta rivolgere, ho constatato di non potermi fidare degli amministratori che avevano autorizzato né, per esempio, delle forze di opposizione che mi potevano strumentalizzare. Mi sono venuti in soccorso alcuni amici, con i quali abbiamo deciso che la cosa più importante da fare era la ricerca della documentazione. Così abbiamo fatto.


2) Qual è la distanza fra la sua struttura e l’impianto?

La mia struttura dista dalle centrali circa 200 metri. Si tratta di una casa colonica con vari annessi, restaurati accuratamente, con notevole investimento economico, e con una consolidata clientela, soprattutto straniera. Tutto intorno al capannone delle centrali possiedo alcuni ettari di buon terreno agricolo, nel quale coltivo cereali, ortaggi, viti e olivi.


3) Quanti altri abitanti di Renaia vivono vicini all’impianto?

Il vecchio borgo di Renaia ha circa una cinquantina di abitanti, ma l’azione della centrale interessa un raggio di 500–1000metri. A varie distanze insistono agriturismi, abitazioni, vigneti D.O.C. e oliveti I.G.T. A soli 20 metri dal capannone c’è un frantoio abilitato a frangere olive biologiche e Igt.


4) Quando ha capito che la centrale a biomasse ha tutte le caratteristiche per essere una speculazione per ricevere i finanziamenti e che mette a rischio la salute, come si è sentita e cosa ha fatto?


Considerando che la prima autorizzazione delle centrali risale al 18 agosto del 2009 e che solo in novembre siamo entrati in possesso della documentazione dalla Provincia, ho impiegato il tempo a cercare di approfondire la conoscenza sulla produzione di energia elettrica bruciando olio di palma. Più m’informavo, più prendevo coscienza della pericolosità derivante dalle emissioni inquinanti, dai rumori e dagli odori molesti e quindi delle conseguenze sulla mia attività e sulla salute di tutti. Abbiamo cominciato a riunirci nelle sale civiche; abbiamo chiamato, autotassandoci, esperti scienziati ad illustrarci l’impatto di simili impianti sull’ambiente e sulla salute. Una volta ritirati i documenti e iniziato il loro esame, insieme al gruppo di cittadini che nel frattempo si erano aggregati, abbiamo cominciato a trovare in essi delle lacune, delle superficialità, delle palesi incongruenze nella forma e nella sostanza.


5) Secondo lei quali saranno i danni provocati da questa centrale all'economia turistico-agricola della zona di Cortona?


E’ la cosa che ci ha fatto indignare di più costatare come, sin dai primi atti, si fossero sottovalutati l’impatto sanitario e le prevedibili conseguenze che avrebbe avuto sulle imprese operanti nel territorio circostante. Gli uffici comunali si erano solo preoccupati di richiedere che il combustibile usato rientrasse nella categoria delle biomasse. Per il resto, tutto bene, comprese le migliaia di mq di tetto in amianto che costituivano la copertura del vecchio capannone. Abbiamo appurato che la superfice catastale necessaria era stata suddivisa in 6 particelle di pochi mq, ciascuna intestata ad una delle sei ditte che avevano richiesto l’autorizzazione ad aprire sei impianti, piccoli e distinti. Per fare un esempio, sarebbe come se ogni componente di una famiglia chiedesse di diventare proprietario di una sola stanza e vi prendesse la residenza, pretendendo di non essere considerato più una famiglia. Era evidente che rappresentava un’operazione finanziaria, resa possibile da una lacunosa normativa e da un generoso sistema d’incentivazione. In breve tempo abbiamo raccolto migliaia di firme contro questa centrale. Abbiamo chiesto e ottenuto un consiglio comunale aperto al quale hanno partecipato numerosissimi cittadini e le autorità coinvolte. Nel frattempo avvenivano varie manovre di aggiustamento delle carte ma, nonostante questo, la Provincia si è vista costretta a riesaminare le sei autorizzazioni. Nuove conferenze dei servizi e nuove denunce d’irregolarità, hanno costretto le sei imprese ad impegnarsi per l’istallazione di un sistema di abbattimento delle sostanze inquinanti. C’è stata persino un’interpellanza parlamentare, per la quale si è attivato un Onorevole venuto a conoscenza della cosa in occasione di una sua visita a Cortona….ma già allora il governo aveva altre grane da risolvere.

6) Può raccontarci meglio le fasi di costruzione dell'impianto e delle prove di messa in funzione?

Certo. Nell’agosto del 2010 le sei centrali ricevono la conferma delle sei autorizzazioni. Il tutto si interrompe nuovamente quando i Vigili del fuoco non rilasciano l’indispensabile certificato antincendio. Ma nel frattempo ci accorgevamo, dal rumore e dagli odori, che i motori venivano accesi, sempre di notte. Non ci siamo mai accorti dei lavori fatti per l’istallazione degli impianti perché, in realtà, questi sono stati insignificanti. Il capannone c’era, i tramezzi in cartongesso non hanno richiesto passaggio di grandi mezzi. L’unico evento è stato il trasporto di un grosso e rugginoso serbatoio per l’olio di palma, tra l’altro avvenuto nelle prime ore di una domenica. Nel frattempo avevamo presentato un ricorso al TAR, tutt’ora in attesa di essere discusso. Come vede questa storia ha comportato un notevole impegno, sia di tempo che di denaro, e stress emotivo. La storia non è finita perché, a seguito di una nostra denuncia, abbiamo dimostrato che nel gennaio di quest’anno le centrali erano partite e i fumi prodotti, scaricati sul tetto di amianto, hanno lasciato delle vistose tracce di catrame. E’ intervenuto il Sindaco che, con ordinanza ha richiesto la rimozione del tetto del capannone e, nel frattempo, l’interdizione dall’utilizzo della struttura stessa. In questi giorni stanno smantellando il tetto e questa è una nostra vittoria: grazie a noi il Comune di Cortona si libererà di un quantitativo enorme di cemento-amianto. Non abbiamo mai mollato e non molleremo fino a quando i nostri amministratori non capiranno che esiste sì il diritto d’impresa (ma per tutti, quindi sia per noi che per le ditte interessate alla produzione di energia) ma esiste, ed è indisponibile, il diritto alla salute. I cittadini hanno il diritto di conoscere e partecipare a quelle fasi decisorie che possono avere conseguenze sul loro futuro economico e sull’ambiente in cui vivono, soprattutto quando saranno essi a pagarne il costo.

Concludo dicendole che è difficile riassumere tre anni di vita trascorsa a combattere un ecomostro incombente. In questi anni, prima di ogni investimento nella mia azienda, mi sono chiesta se ne valesse la pena o se sarebbero state risorse gettate al vento in caso di partenza delle centrali. Nonostante questo sono andata avanti perché credo che rassegnarsi sia come morire piano piano.

 


<Commenta>

<Espresso>

<Mi piace>

<Non mi piace>

<Stampa>
 Commenti
Commento a Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(17-05-2012)
Complimenti signora bella foto ma mi dica i pennacchi di fumo sono originali o ce li ha aggiunti lei perche io abito in zona e non li ho mai visti e mi sono perso anche le puzze e i rumori.
Le volevo fare presente che una centrale identica a quelle che lei contesta e in funzine da anni ad Arezzo sotto al palazzo ex standa fornisce calore ad uffici ed appartamenti dello stesso palazzo, che non e abitato certamente da sprovveduti, ed emette i suoi fumi dal tetto dello stesso palazzo in una zona densamente popolata e fino ad oggi non si hanno notizie ne di intossicati ne di decesssi a causa dei fumi che lei nella sua grande competenza ritiene mortali.
La sua immensa competenza e anche dimostrata dal fatto che lei asserisce che gli oli vegetali contengono catrame infatti sul barattolo della nutella (l'olio di palma viene usato nella produzione della stessa ma non dalle centrali a lei vicine)viene segnalato il contenuto di catrame come sul pacchetto delle sigarette.
Lei dovrebbe fare proprio il detto "conoscere per deliberare"dovrebbe lasciare agli enti preposti il giudizio sulla salubrita e sulla pericolosita degli impianti altimenti se continuera a sparlare su cose che non conosce rischia di cadere,se non ci e gia caduta,nel ridicolo.

Riferimento: (clicca QUI)
Utente: Post_anonimo
 Commenti
Commento a Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(17-05-2012)
Non sono la signora in questione ma a proposito di cadere nel ridicolo pare chiaro che i fumi non siano originali (come si evince nell'intervista in cui si sottolinea che le accensioni siano avvenute esclusivamente di notte)pare anche chiaro che sul cielo di Cortona non galleggi un'enorme scritta "saluti da Renaia" nè che esistano cartoline simili..o almeno non ancora.Per quanto concerne la non pericolosità della combustione di olio di Palma esistono numerosi studi che sanciscono l'esatto contrario, per citarne uno la invito a documentarsi su quanto sostiene Stefano Montanari studioso delle patologie (dette nanopatologie) derivate dall'assunzione di nanoparticelle.Pare anche banale sottolineare che un conto sia ingerire olio nei cibi un'altro è inalarlo sotto forma appunto di nanoparticelle:quello è il reale problema.Saluti

Riferimento: (clicca QUI)
Utente: Post_anonimo
 Commenti
Commento a Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(18-05-2012)
Effettivamente le polveri sottili sono un problema e nelle nostre citta viviamo avvolti in esse.
In tutte le citta sono istallati dei rilevatori che segnalano lo sforamento dei limiti di legge per le suddette polveri ma non per questo vengono evacuate quando cio succede e succede per molti giorni ogni anno,quindi il rischio esiste ma viene considerato modesto.
Per quanto riguarda gli impianti di Renaia essi sarebbero stati in regola con la legge sulle emissioni in atmosfera senza modifiche,ma per eliminare anche questo problema, sono stati dotati di abbattitori a urea (costosissimi)che riducono l'emissione di polveri praticamente a zero.
Come vede la documentazione c'e stata e sono stati presi i provvedimenti del caso anche se non previsti per legge.

Riferimento: (clicca QUI)
Utente: Post_anonimo
 Commenti
Commento a Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(18-05-2012)
Pare molto informato, nel dettaglio, circa gli impianti di Renaia (un pò meno sulle nanopolveri)...sembrerebbe quasi parte in causa..... in tal caso le chiederei gentilmente di spiegare a dei semplici cittadini il senso di creare un inceneritore dotandolo di 6 motori di autocarro che bruciano olio 24 ore su 24 (olio proveniente dall'altro capo del mondo, perchè di palme qui ne abbiamo pochine ) per produrre energia elettrica; contraddistinguendo tale pratica con il termine BIO...perchè perdoni: ma 6 camion accesi (ma presto saranno 12 o 18??)ininterrottamente che bruciano olio in mezzo a una valle sono la cosa più distante dal concetto di ecologico e bio. Tralasciando poi che queste materie prime al momento pare siano molto costose, quasi più dell'energia che producono ...perchè per inciso risulta che la centrale citata da lei ad Arezzo sia spenta da mesi per mancanza appunto.... di olio.Conviene che agli occhi di cittadini e contribuenti tutto ciò appare molto strano, anche perchè non vorremmo scoprire tra fumi e pennacchi che questi impianti li paghiamo noi con i contributi in bolletta....ma sarà mai???...

Riferimento: (clicca QUI)
Utente: Post_anonimo
 Commenti
Commento a Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(19-05-2012)
Gia lei definisce inceneritore un impianto a biomasse liquide che non ha nulla a che vedere con un inceneritore quindi lei e prevenuto.
Lei chiede che senso ha costruire un impianto del genere;per produrre energia mio caro signore quella che lei usa tutti i girni.
Le ho citato l'impianto di arezzo soltanto per dirle che se un impianto del genere puo stare in una citta non vedo perche non possa stare in una zona industriale a prescindere dal fatto che sia acceso o spento.
Il fatto che si usi olio di palma e una sua opinione che non ha fondamento gli impianti in oggetto sono nati per usare, quando sara possibile,oli prodotti in valdichiana.
Lei per produrre energia da fonti rinnovabili in zona come farebbe? farebbe una piantagione di pale eoliche sulle colline di Cortona? lastricherebbe di pannelli solari tutta la valdichiana? no mio caro signore Lei vorrebbe che l'energia venga prodotta a casa di altri con qualsiasi mezzo ma lontano da casa sua e che gli venga consegnata con un bel cavo elettrico in modo che Lei possa consumarne in abbondanza. In pratica Lei vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca.
Per quanto riguarda la bolletta elettrica alla voce A3,che comprende diverse voci,tutti noi paghiamo un contributo per le energie rinnovabili quello per le biomasse e tra i piu bassi.

Riferimento: (clicca QUI)
Utente: Post_anonimo
 Commenti
Commento a Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(19-05-2012)
In merito all'ultimo intervento si nota che persiste una certa disinformazione.
Sul web nella pagina del comune di Cortona a disposizione di tutti (http://www.comunedicortona.it/informazioni/bio_docs/6.pdf)è presente il verbale della conferenza dei servizi della provincia, controfirmata in ogni sua pagina dalle parti in causa e alla pagina 5 possiamo trovare quanto riportato:
"Precisa l’intenzione di utilizzare, quale biomassa, olio di palma, in una prima fase, della durata
prevedibile di circa due anni, per poi passare ad utilizzare olio di Jatropha curcas, provenienti
da filiera certificata, nel senso che i
rappresentanti dei proponenti dichiarano di avere in corso
un progetto di sviluppo socio-economico in un paese africano (Nigeria) per la produzione di tali
biomasse. Gli stessi precisano, altresì, che gli impianti possono essere alimentati da biomassa
vegetale, che sebbene di diversa origine e provenienza, può essere opportunamente miscelata
allo scopo."
Alla luce di questo possiamo dire che:
- la storia della filiera corta(tradotta: oli della val di Chiana )è una bufala.
- essendo specificato che gli impianti possono bruciare genericamente anche biomassa vegetale il termine inceneritore è appropriato
Per quanto concerne il discorso incentivi, l'incentivo per le biomasse di olio vegetale è il più alto in europa:28 centesimi/kwh; ma questo incentivo è concesso a tutti gli impianti sotto 1 Mwh di potenza...e questo guarda caso spiega anche come stiano sorgendo tanti piccoli impianti raggruppati come pecorelle ma di potenza singola assai bassa.....
Per quanto concerne gli esempi da seguire sulle rinovabili il web è pieno di esempi di comuni virtuosi, comuni che producono realmente energia da rinnovabile, si vada a vedere il piano energetico del comune di Senigallia tanto per esempio, lì si possono trovare spunti per scelte imprenditoriali realmente produttive e utili alla comunità.

Riferimento: (clicca QUI)
Utente: Valdichiana_pulita
 Commenti
Commento a Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(19-05-2012)
E' ovvio che il commentatore favorevole alle centrali è parte interessata; riconoscibile lo stile e gli errori ortografici. Riconoscibili gli esempi ( nutella) e il richiamo alla centrale di Arezzo, posta nel punto più inquinato della città. Il palazzo in oggetto è infatti situato ad un incrocio dove stazionano, fermi al semaforo, migliaia di autoveicoli al giorno. Non si sente né puzzo né rumore perché in quel sito rumore e odori sono perenni ma, in quel caso, almeno gli inquilini hanno spento le loro caldaie a metano e hanno acceso questa, che riscalda i loro appartamenti : un bilancio quantomeno a impatto limitato e con vantaggi distribuiti.
A Renaia non c'è inquinamento e l'odore è quello tipico delle zone agricole: a volte profumo di fieno, a volte profumo di stalla; traffico limitato. Si vuole portare in questa zona un traffico autostradale ( quanto a emissioni inquinanti) , sperperare l'80% del potere energetico proprio della biomassa ( non ci sarà recupero di calore); non si aiuteranno contadini né nigeriani né dominicani ( questa è stata la bufala più ignobile).
Gentile Signore, grazie a voi siamo diventati degli esperti e sappiamo riconoscere i progetti virtuosi da quelli speculativi. Si faccia spiegare da qualcuno cosa succede quando mangio un olio e cosa succede quando lo incenerisco. E' finita l'era dei soldi facili. E' finita l'era dei contadini ignoranti, sarà bene che ne prenda atto. Saluti
P.S. Eolico, fotovoltaico ? Perché no! saranno brutti, ma non inquinano.

Riferimento: (clicca QUI)
Utente: Post_anonimo
 Commenti
Commento a Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(19-05-2012)
..Certo che dare del prevenuto e infarcire la risposta di qualunquismo è il perfetto estratto di ciò che siamo stufi di vedere.
Siamo stanchi di vedere furbetti del quartierino che cavalcano normative lacunose per fare affari sulle spalle degli altri, nascondendosi dietro termini di cui rappresenteno l'esatto contrario.
Stia pure certo che l'energia che consumiamo non è prodotta da impianti di quel tipo, che producono pochissimo a cospetto dell'impatto e dei danni che arrecano,la cui unica ragione di esistere è appunto grazie ai soldini che percepiscono come contributo.
Poi lei in casa d'altri farebbe solo piantagioni di "Jatropha curcas" una pianta velenosa utilizzata per recintare tombe e cimiteri, magari sottraendo terreno utile alle coltivazioni a popolazioni che muoiono di fame, in nome del suo fantastico INCENERITORE a biomasse.
Io vorrei la botte piena e fuori gli ubriachi, quelli che straparlano e che negano se stessi e fingono di non sapere neanche quello che firmano.
Saluti

Riferimento: (clicca QUI)
Utente: Post_anonimo
 Commenti
Commento a Vivere davanti all'ecomostro. Intervista ad una abitante di renaia
(01-06-2012)
La zona industriale di Renaia esiste da molto prima che Lei ristrutturasse la sua casa colonica trasformandola in agriturismo e il capannone che lei chiama ecomostro era gia li prima della ristrutturazione ed era ben visibile come ora dalla sua finestra.
Ora siccome nelle zone industriali non si coltivano cocomeri ma si insediano attivita produttive e inutile che lei si lamenti e pretenda di stabilire Lei quali attivita si possano o non si possano insediare nella predetta zona industriale.
E un po come se avesse costruito il suo agriturismo in prossimita di una autostrada e poi si lamenti che dalla sua finestra si vedono passare le automobili.
Mi sembra signora che lei sia molto prossima al ridicolo.

Riferimento: (clicca QUI)
Utente: Post_anonimo


Elenco telefonico
Foiano della Chiana
ricerca da:
- cognome/nome o
nome azienda

- numero telefonico

 
http://oroscopo123.it
Oroscopo
Quanto sei fortunato?
StreetArt
Cartoline dal secolo scorso
Ricaricare le auto elettriche
Animali domestici e redditometro
Italiani virtuosi a tavola, vero?
MATTUTINO
<Aggiungi ai tuoi preferiti>  <Imposta come pagina iniziale>  <Consiglia questo sito>
Associazione FOIANO IN PIAZZA - Foiano della Chiana (Arezzo) - CF: 92062420515 PI: 02026610515 (54)