STORIA
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300.50) Dopo Scannagallo

Questa vittoriosa battaglia ebbe grande eco non solo in Toscana, ma in tutta l’Italia, tanto che il duca Cosimo scrisse all’imperatore Carlo V: Dio è stato servito, dando a Vostra Maestà e a Me, vostro servitore, la vittoria contro i nostri nemici.

Cronache dell’epoca riportano che questa vittoria fu festeggiata per tre giorni, durante i quali, tra il suono delle campane e delle musiche, tra le salve delle artiglierie e lo sventolio delle lacere bandiere conquistate, il Duca dalle finestre di Palazzo Vecchio, gettava a piene mani denaro alla gente acclamante.
Contemporaneamente a questa baldoria, sopra un palco innalzato nella stessa Piazza della Signoria, venivano decapitati i fuorusciti fiorentini catturati a Scannagallo, verso i quali Cosimo si era mostrato severo ed inesorabile, mentre con i prigionieri stranieri si comportò in modo comprensivo e magnanimo, dando loro denaro e viveri per facilitarne il rimpatrio (800 tedeschi, 400 francesi e 500 grigioni).   

Il fatto d’arme di Scannagallo non solo fu preludio alla caduta di Siena     (17 Aprile 1555) con la firma della capitolazione della città, ma anche della definitiva caduta della Repubblica senese (resa di Montalcino, 31 Luglio 1559).
 
Il 2 Agosto del 1561 (Santo Stefano), che per caso coincideva con gli anniversari delle vittorie medicee di Gavinana (1530), di Montemurlo (1537) e di Scannagallo (1554), il duca Cosimo, per gratitudine al Santo, creò l’Ordine cavalleresco toscano dedicato a Santo Stefano, con carattere monastico-militare, sotto la regola di San Benedetto. Il 1 Febbraio 1562, con bolla, il pontefice Pio IV (Giovan Angelo Medici, 1559-1565), ne ratificò l’istituzione, concedendo privilegi a coloro che vi sarebbero stati ammessi “a lode e gloria di Dio, a difesa della fede, ed a guardia del Mediterraneo”.
Quale insegna di questo Ordine fu scelta quella dell’ordine di Malta, ma colorata in rosso, ed il motto dei cavalieri fu “Onore et onere meo adscribantur”.

A Firenze a perpetuo ricordo per la vittoria di Scannagallo, in Piazza San Felice, fu eretta una colonna, poi trasportata nel Giardino di Boboli; in Palazzo Vecchio da Giovanni Stradano (1523-1605) e Giorgio Vasari (1511-1574) furono eseguite mirabili pitture, a perenne testimonianza di tali vittorie.
Il 24 Agosto 1569, Cosimo de’ Medici fu innalzato al titolo di Granduca di Toscana dal papa Pio V (Antonio Ghisleri, 1504-1572). Nello stesso anno, anche per ringraziare il Pontefice, dette il via ai lavori per la costruzione di un tempio sacrario, titolato a Santo Stefano alla Vittoria, per abbreviazione detto semplicemente Tempio di Santa Vittoria.


Ordine di
S.Stefano

Tempio di S. Stefano alla Vittoria, 1572

Stemma
mediceo


La scelta del luogo per l’erezione del tempio fu fatta da Giorgio Vasari come risulta dalle lettere del Vescovo di Arezzo, Minerbetti, scritte all’artista il 4 e 27 Giugno 1569.

Il granduca Cosimo fece innalzare questo tempio (……)“ sulla sommità di un colle dominante l’antico campo di battaglia ed a glorificazione del suo coronato sogno di potenza.
(……) da parte sua il Comune di Foiano accollò alla Fraternita, come si rileva da un messale del 1600, l’obbligo di “fare eseguire un officio funebre per li morti che morirono nella presa di Foiano”, officio funebre che veniva celebrato il 28 Luglio di ciascun anno (F. Palmerini, 1964).

Il Tempio di Santo Stefano alla Vittoria costruito tra il 1569 e il 1572, insieme con alcune fattorie della Val di Chiana, fu donato all’Ordine di Santo Stefano.

(……) Al momento in cui sotto l’Impero Francese, l’Ordine fu soppresso, le sue proprietà in Foiano furono trasferite in un primo tempo allo Stato e poi alla Casa Granducale regnante. Alla Fraternita di S. Maria di Foiano, fu invece passata la proprietà e la custodia del Tempio di Santa Vittoria (F. Palmerini, 1964).

Successivamente, nel XX sec. tutti i beni della Fraternita di S. Maria, con leggi dello Stato, passarono al Comune di Foiano della Chiana.  

Il tempio di Santo Stefano alla Vittoria, senza alcuna prova documentaria, fu attribuito a Bartolomeo Ammannati (151-1592), ma recenti studi l’attribuiscono a Giorgio Vasari (1511 – 1574).


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